Cerchi il tuo stile? Ti serve una Vintage Hunter!

Sara Pellegrini, costumista, vintage hunter and vintage personal shopper

“Ciao, mi chiamo Sara e sono una costumista per teatro, cinema, pubblicità e shooting fotografici.”

Ho conosciuto Sara Pellegrini grazie a uaumagazine.com (Sara ha una sua rubrica che è partita proprio nel mese di aprile 2020) e di lei mi ha colpito subito la passione che ha per il mondo in cui lavora.

“Sono anche Vintage hunter e Vintage personal shopper, oltre che Scenografa (specializzata nelle installazioni realizzate con la carta). Il giornalismo lo pratico per parlare di quelle persone che hanno un sogno e/o un progetto da realizzare e lo inseguono con determinazione.”

Sara è una ragazza che ha tantissimo coraggio e tantissima forza di volontà, qualità grazie alle quali insegue i suoi sogni. Per questo ho deciso d’intervistarla. 

Ho scelto le domande pensando a lei come ad un’amante della conoscenza in genere, sopratutto in termini di stile: curiosa e silenziosa, trovo che sia una ragazza molto riflessiva, che ha molto da dire su come poter lavorare con le proprie passioni, in particolare quella del vintage.
ORIGAMI SARA 1
Installazioni di origami di carta fatte in un locale a Empoli – Maciste – per la mostra del collettivo Alber’t’o. Autore Sara Pellegrini

“Ho iniziato ad amare il vintage perchè non sopportavo la sensazione dei capi sintetici addosso e volevo qualcosa di alta qualità che durasse nel tempo. Non mi piace sprecare. Tutto è riutilizzabile e a tutto può essere sempre data una seconda possibilità.” 

Esempio di scelta Vintage: il Jeans ricondizionato.

Anche noi di Studio 509 siamo molto appassionate di Vintage (se vi ricordate tra le nostre amiche più care c’è la Stylist Annarita Mattei), quindi la questione del vintage hunting ci interessa molto. Di cosa si tratta?

“La Vintage hunter (o almeno la definizione che ho plasmato su di me) – spiega Sara – si occupa di tutte quelle persone che vivono in una dimensione di ricordi un pò amarcord. E’ una figura professionale che cerca capi convenienti sia per prezzo che per fattura ed aiuta a capire come sposare un capo datato, ma di valore, con uno più attuale.”
Insomma, una persona che aiuta a riconoscere il proprio stile o addirittura a crearne uno tutto proprio, per essere alla moda in maniera originale. Purtroppo, questo tipo di figura professionale è più conosciuta negli Stati Uniti o in città cosmopolite come Londra, dove il vintage è ben affermato e dove la mentalità in fatto di stile è di sicuro più avanti, perchè si riesce a distinguere tra “pezzo unico” e “seconda mano”.
A questo punto la domanda nasce spontanea:

Quali sono i 3 punti fondamentali sui puntare per capire qual’è lo stile adatto ad ognuno di noi? 

“Prima di ogni altra cosa penso che sia vitale sentirsi liberi di pensare e di essere – dice Sara. Una scelta di stile che molti (donne, ma anche uomini) non riescono ancora a fare è quella di darsi la possibilità di essere anche brutti: non dobbiamo per forza essere belli, l’importante sarebbe stare a proprio agio.”
Giusto! Un pò come Frida Khalo che ha fatto dell’essere brutta un valore aggiunto ed ha ispirato milioni di donne nel mondo.

Ma il lavoro di una personal shopper non è quello di donare bellezza ed individuare i capi giusti, in base al corpo che si ha o alle tonalità corporee?

“Oggi fare la personal shopper è quasi una scienza; una disciplina con le sue regole da rispettare per apparire al meglio, per ottimizzare la propria immagine. Il problema è che si stanno seguendo vademecum molto utili, ma che se usati erroneamente possono portare la società a uniformarsi così tanto da perdere la propria identità.”
Ecco perchè in un’era come la nostra, consumistica e sempre di più legata all’immagine che si vuole dare di noi stessi più che all’immagine reale del nostro io interiore, il vintage rappresenta una dimensione di diversità.
“Nonostante in molti si stiano appassionando e il vintage stia diventando un fenomeno di massa, io sento che è la strada giusta per essere me stessa. La parola chiave è “reinventarsi”: cercare di essere unici attraverso l’originalità dei capi che si indossano.”
L’originalità non è qualcosa che si studia seguendo le pagine Instagram, ma  piuttosto qualcosa che viene da dentro, perchè è caratterizzata dall’istinto e dall’ascoltare se stessi.

“Isolandosi dal rumore, possiamo trovare la nostra dimensione di originalità e trovare il nostro stile.”

Questo vale sia per l’abbigliamento che per la nostra personalità. Vestirsi non implica solo indossare qualcosa, ma racchiude un mondo di interconnessioni di valori aggiunti, e Sara questo lo sa bene. Perchè? Per la sua formazione da costumista dello spettacolo, dove i costumi che realizza o che modifica rappresentano il valore aggiunto per la produzione per cui sta lavorando, nella stessa misura della sceneggiatura, delle musiche e degli interpreti.
nonno ulisse
Costume realizzato per lo spettacolo “Nonno Ulisse sogna le sirene”, regia di Daniele Milano, sceneggiatura di Federico Guerri. Autore del costume Sara Pellegrini.
Il lavoro di Sara è una scelta che in molti decidono di accantonare perchè porta con sè gioie, ma anche diverse difficoltà.
“Lavorare nel mondo dello spettacolo è per definizione fatto di difficoltà – spiega Sara. Non mi riferisco all’approccio con la società, ma al continuo reinventarsi e autocriticarsi. Il difficile sta nell’arrivare a diventare la versione migliore di se stessi senza distruggersi nel tentativo di raggiungere l’idea che è nella nostra mente creativa.”
Non ci si improvvisa costumisti. Non ci si improvvisa registi. Non ci si improvvisa cuochi. Non ci si improvvisa, Punto!
“Arriverà sempre il momento in cui la vita ti chiederà di più. Più competenza. Più coraggio. Più ambizione. Più fiducia. Si arriva ad un punto – continua Sara – in cui ti chiedi “Ma chi me l’ha fatto fare”. Ed è li che capisci se la scelta che hai fatto è giusta o sbagliata.”
Lavorare nel mondo dello spettacolo e/o della moda significa sacrificio. Un sacrificio che per persone appassionate come Sara significa opportunità più che ostacolo. Fare della propria passione un lavoro spesso significa non avere orari: non ci sono ferie, non fai programmi, vivi di momenti che resteranno per sempre impressi nella tua memoria più che sul tuo curriculum.
Molto spesso chi decide di vivere di esperienze, non potrà mai permettersi un mutuo, perchè il tempo per queste persone è relativo ed è gestito dall’opportunità che gli si pone di fronte.
“Vivere della propria passione significa fare un lavoro che ti dà gioia immensa e ti fa sentire vivo. Non c’è posto per chi si lamenta o per chi incolpa gli altri del loro insuccesso. C’è posto solo per chi si rimbocca le maniche e lavora sodo.”
Perchè, veramente, “Se Vuoi, Puoi.” 
Alice Lavoratti
Blogger ed aspirante giornalista, potete leggere ciò che scrivo anche su uaumagazine.com e su pistoiasette.org Ogni tanto faccio anche qualche video. Ciò che pubblico lo vedete sulla mia pagina facebook @c.alice

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